martedì 27 ottobre 2009

PENOMBRA

La penombra fa parte della zona d'ombra, ma rimane più illuminata.
Perchè?
Consideriamo questa volta un cilindro, sarà più facile comprendere la dinamica della penombra.

La luce che proviene da sinistra, avvolge il nostro oggetto su tutti i lati.
Bisogna immaginarsi la luce come un fluido che scorre in direzione dell'oggetto, nel momento in cui lo colpisce per continuare la sua corsa defluirà attorno ad esso.

A questo punto mantenendo la regola otteremo l'ombra propria, la penombra e l'ombra riportata, il cilindro ci permette di visualizzare anche il colore oggetto.

Lo schiarimento della penombra è dato dalla luce stessa che avvolgendo l'oggetto raggiunge anche la zona d'ombra.

E' importante comprende questa dinamica della luce in quanto sia chi colora che chi lavora in B/N, la può sfruttare per descrivere meglio la forma o per la dramatizzazione.

Per chi lavora in B/N avendo solo due variazioni, appunto Bianco o Nero, la penombra ha lo stesso valore della luce, Bianco.

Per la drammatizzazione la penombra è la zona più usata per esprime il colore necessario per valorizzare l'atmosfera. Normalmente se passeggiamo in un bosco, possiamo notare come questa zona si colora di verde o passando vicino ad un muro colorato, il riflesso della luce che ha colpito il muro colora la penombra.
Anche nel cinema o nella fotografia si tende a valorizzarla proiettando luci secondarie colorate, spesso semplicemente calde o fredde a seconda dell'atmosfera che si vuole avere. Basta osservare qualsiasi film e fare un fermo immagine per poter osservare questo effetto.
In chiusura possiamo dire che la penombra è la parte più chiare nella zona d'ombra che può cambiare colore o per luce riflessa dagli oggetti circostanti o da luci secondarie dirette o indirette.

martedì 6 ottobre 2009

LUCE&OMBRA

L'uso dell'ombra, come elemento descrittivo di un'immagine, è legata alla possibilità di creare una variante alla tinta piatta del colore dell'oggetto.
Chi procede alla colorazione di un'immagine, dopo o prima di scegliere il colore dell'oggetto deve affrontare un'altro problema, il chiaro/scuro legato alle due varianti del disegno, la FORMA e la LUCE.
Il chiaro/scuro varia a seconda del tipo di illuminazione, naturale/artificiale, e dal grado di inclinazione rispetto al piano.
Ma prima di aggiungere queste informazioni facciamo una considerazioni sulla possibilità di frammentare il concetto base Bianco(luce) e Nero(ombra).

Per creare una variazione dobbiamo visualizzare la luce che colpirà il nostro oggetto e creerà la divervità sulla forma, così come nella realtà ci permette di percepire lo spazio. In assenza di luce non saremmo in grado di considerare la profondità delle cose. E' tipico lo scontro con gli spigoli delle porte per coloro che percorrono di notte i corridoi senza accendere la luce.
Prima considerazione, una luce bianca illumina un'oggetto.
Nell'esempio partiamo da una luce proveniente da sinistra.

L'oggetto non ci dà modo di quantificare altre superfici se non quella frontale, per rendere più complesso il colore devo considerare l'ambivalenza dello sguardo, la contemporanea percezione di FORMA e COLORE. La forma è la base su cui poggia il colore, come il tronco per le foglie. Così dalla superficie piana di un quadrato passo all'idea di un cubo.
Detto questo il nostro oggetto lo collochiamo in modo da mostrarci un'altra superficie

Quindi oltre al colore dell'oggetto posso visualizzare la luce utilizzando uno dei due lati messi a disposizione dal disegno.
Con lo stesso presupposto aumentiamo le nostre informazioni sul disegno e otteniamo il terzo lato, che sfruttiamo per visualizzare l'ombra creata dalla luce.

Ora abbiamo i tre valori principali, luce, colore oggetto e ombra propria, ma la possibilità di aggiungere informazioni non è finita, abbiamo ancora a disposizione l'ombra riportata e la penombra.
L'ombra riportata, che è sempre la più scura di tutte si trova dopo la penombra, cosicchè la penombra si trova sempre tra ombra propia e ombra riportata.
Cosa accade al nostro cubo che ha solo 3 lati?
Da ciò che abbiamo detto otteniamo questo

Il colore dell'oggetto non viene rappresentato anche se è servito per creare i nostri valori tonali. In un'immagine più complessa posso tranquillamente mettere anche il colore oggetto che sarà sempre tra la luce e l'ombra propria.
L'ombra riportata si colora sempre del colore della superficie che incontra.
Riassumendo abbiamo 5 valori tonali che variano dal più luminoso al più scuro, che seguono quest'ordine sequenziale...

...che assume un ordine diverso nell'atto pratico. Nella penombra c'è una parte di luce che lo rende più chiaro dell'ombra propria.

domenica 13 settembre 2009

Michael Jackson

...in effetti mi sono dimenticato di postare ultimamente...
Acrilico su foglio semiruvido.

sabato 1 agosto 2009

KARL & KLEE

...prime versioni di KARL & KLEE, quando Karl si chiamava ancora Karson!




sabato 4 luglio 2009

K&K



Grazie Marco!
La tua testimonianza della mia esistenza nelle fumetteria m'inorgoglisce!

domenica 28 giugno 2009

KARL & KLEE AMICI NEMICI



Dopo l'uscita nel giugno 2007 in Francia, il rientro in patria.

venerdì 12 giugno 2009

L'USO DEL NERO

L'uso del nero quando si colora è un argomento con molti punti di vista...perchè? perchè la teoria e la pratica, come spesso accade non coincidono, nel senso che ciò che viene spiegato in teoria non accade in pratica.
Cominciamo col definire il nero come assenza di luce, quindi complementare del bianco, luce.
L'oscurità in natura è data appunto dall'assenza di luce che in realtà non è mai assente al 100%. Forse nella profondità degli abissi o in qualche grotta.
Nel momento in cui devo rappresentare quest'oscurità viene da pensare che più l'immagine è scura più devo usare del nero, ma questo creerebbe un impatto visivo freddo e artificiale.
Quindi cosa usare per scurire? ci sono più possibilità, l'uso del complementare è la più conosciuta.



Rifacendosi all'esperienza del complementare scopriamo che in teoria tutte le unioni dei complementari dovrebbe dare come risultato il nero, assenza di luce....ma la pratica ci dice che si possono ottenere diversi tipi di "scuro" tendenti dal grigio caldo al marrone spento o addirittura a dei violacei...l'infinita varietà di scuri che si ottengono sono dovuti al fatto che la teoria parte da dei colori puri, mentre quelli che si trovano in commercio non sono mai così "perfetti", basti pensare che col nome Cyan troviamo per ogni marca un blu differente.
Però da quest'esperienza otteniamo il "BISTRO" colore così definito già dai tempi antichi.
Il Bistro o unione dei tre primari o unione dei complementari è un'ottimo "colore" per scurire in quanto spegne il colore senza fargli perdere la propria proprietà.




Un'altra possibilità per ottenere atmosfere buie, in velocità e valorizzando la luminosità data dai colori stessi e non dal bianco, è ottenibile partendo da una superficie colorata, nera, blu scuro, marrone....
Questo perchè non dobbiamo dimenticare che la realtà c'illude come sempre, il colore non ha, come si pensa, la proprietà di colorare, dare colore, ma semplicemente di trattenere delle lunghezze d'onda e rifletterne altre, per assurdo il colore rosso ha la capacità di assorbire la lunghezza d'onda del verde e riflettere quella del rosso, che arriva al nostro occhio e ci fa percepire rossa la parte colorata.



Per ottenere "buio" quindi basta anche fare molti passaggi di colore, che nella stratificazione andranno a interrompere questo passaggio tra luce diretta e luce riflessa e farà percepire i colori usati spenti e smorti. Chiunque abbia usato le tempere avrà sperimentato da sè questo effetto. Così come nell'acquerello che sfrutta appunto la luce della carta.

Per concludere il nero, come pigmente va usato con parsimonia e cautela, ma risulta necessario per ottenere contrasti forti per chi cerca di rappresentare la luce, in quanto il "bistro" non è un valido complementare del Bianco, che sia come pigmento o carta.
Osservare un Rembrandt può aiutare a capire questi principi.