PREFAZIONE
Con “MORFOLOGIA” s’intende la scienza che studia la forma strutturale esterna e interna degli elementi. Prendo a prestito questo termine per definire il mio punto di vista che vuole definire il colore nelle sue molteplici variazioni, all’esterno e all’interno della sfera cromatica.
Con l’esperienza acquisita con oltre 10 anni d’insegnamento, studiando dalle figure illustre come Paul Klee, Johannes Itten, Rudolf Arnhein, Max Lüscher, per citarne alcuni, mi dedicho allo studio del colore come principio da cui iniziare per avvicinarmi alla forma, parte logica del disegno.
Il mio è un percorso che non vuole soffermarsi troppo sulla tecnica, base di molte scuole di pensiero, ma sulla teoria, i principi del colore, ciò che sta alla base di un ragionamento, a cui ci si ispira nell’agire.
Riportare le persone a riconoscere i colori, a differenziarli, distinguerli nella loro similitudine.
Dare la possibilità di comprendere i principi che portano alle armonie, che provocano piacere agli occhi dell’osservatore e di chi opera, fino alla libera espressione emotiva.
Morfologia del colore vuole essere un punto di partenza per tutti coloro che sono interessati al colore nelle sue varie forme di espressione: fumetto, illustrazione, pittura etc…
Oggi inizia il percorso pratico/teorico aperto a chiunque usi il linguaggio visivo come mezzo d'espressione, fumettisti, illustratori, pittori, fotografi e quant'altri. Professionisti, apprendisti o semplici curiosi possono seguire e partecipare attivamente a questa mia raccolta di teorie sul COLORE .
Settimanalmente troverete un nuovo capitolo e chi vorrà potrà aiutarmi a completare o migliorare l’argomento trattato.
Chi volesse partecipare questi sono i dati:
grifoweb@tin.it
allegati con dimensione massima di 2Mb firmati, anche con pseudonimo.
Chi accetta di partecipare dovrà accettare anche la possibilità di mettere il proprio materiale a disposizione della scienza e quindi essere usato per approfondire l'argomento trattato nella lezione, per esaminare eventuali mancanze comuni o quant'altro.
Il materiale raccolto durante questo percorso, iniziato oggi e finito...quando sarà finito, verrà impaginato e presentato a case editrici e nel caso di sucesso, i proprietari del materiale che verrà usato rimarrano proprietari dei propri copyright e avranno diritto alla loro fetta.
venerdì 7 gennaio 2011
MORFOLOGIA DEL COLORE
venerdì 24 dicembre 2010
BUON 2011
giovedì 12 agosto 2010
giovedì 22 aprile 2010
venerdì 2 aprile 2010
COLORE-LUCE-PUNTO VISTA-STATO EMOTIVO
Partiamo da questi quattro momenti per analizzare più semplicemente l’esperienza complessa dell’osservazione, nel nostro caso specifico alla percezione del colore.
COLORE

Il valore dell’oggetto osservato, un rosso a differenza di un giallo, le regole legate a questa materia sono i rapporti tra i colori saturi, il CERCHIO CROMATICO e tutte le regole che analizzano i rapporti tra loro, da Johannes Itten, Rudolf Arnheim, Küppers e molti altri prima di loro.
LUCE

Le fonti luminose, dal movimento della terra attorno al sole con le sue variabili giornaliere e stagionali,le illuminazioni naturali/artificiali come lampioni, televisioni o fuochi e qualsiasi altra fonte luminosa calda o fredda.
PUNTO VISTA

Lo spazio, l’illusione della terza dimensione, la posizione dell’osservatore rispetto all’oggetto osservato.
STATO EMOTIVO

L’emozione, lo stato introspettivo tra disegnatore-immagine-osservatore. Il colore psicologico per la drammaticità.
LUCE
Per luce solitamente s’intende la fonte luminosa in relazione al buio dell’oscurità.
L’uso del bianco e nero come tonalità di partenza, è la cosa più spontanea che avviene per chiunque inizi a lavorare con il chiaro scuro, questo spesso perché già nella fase del disegno si iniziano a definire i piani attraverso il chiaro scuro che si ottiene facilmente con la grafite. Inconsciamente si accetta la regola che il valore della luce è il bianco e il valore dell’ombra il nero. La realtà ci offre molto di più, le gamme create dalla luce sono molte di più, basti pensare alla luce al tramonto oppure alla luce di un fuoco o da un faro di una macchina, variando il valore della luce varia di conseguenza il valore dell’ombra anche se risulta più difficile percepire la differenza tonale dei colori scuri se non quando sono affiancati tra loro.
Partiamo dal concetto che per poter rappresentare/esprimere un elemento ho bisogno del suo contrario, per concetto di complementarietà s'intende il rapporto tra due elementi che si trovano agli estremi di un’asse immaginario. Si definiscono complementari nel senso che l’uno ha la parte che serve all’altro per completarsi, già Klee spiegava questo concetto usando l’esempio del TAO della cultura cinese. Quindi per il BIANCO ho bisogno del NERO, per il GIALLO il VIOLA e così via.
Il cerchio cromatico ci mette a nostra disposizione tutte le variabili di fonti luminose e applicando il concetto è facile trovare le coppie. Basta tracciare una linea retta che attraversa il centro e avremo il valore esatto dei nostri due estremi, uno per la luce e l’altro per l’ombra. Tutte le coppie ottenute, a parte quella del rosso e del verde, ci fornirà sempre un valore chiaro e l’altro scuro, uno caldo e l’altro freddo.

TRA IL DIRE E IL FARE
Per passare dalla teoria alla pratica dobbiamo visualizzare in immagini le parole.
Facciamo un lavoro di traduzione, creiamo una scala cromatica per poter osservare quali toni otteniamo, ad esempio partendo da una coppia come l’arancio e il bluviola, questo è quello che otteniamo.

La regola ci dice che l’unione di due complementari ci darà il nero, ma a seconda della tecnica, acrilico, tempera, acquerello, Photoshop etc… e la marca dei colori che stiamo utilizzando otterremo si un colore scuro(BISTRO), ma non perfettamente nero.
Questo valore crea uno squilibrio sul nostro piatto cromatico, per ricompensare lo squilibrio abbiamo bisogno di un valore luminoso, inteso come quantità di bianco e non come saturazione, per ottenere questo abbiamo bisogno del bianco.
Il bianco nelle tecniche coprenti è ottenuto usando i vari bianchi(zinco, titanio etc..), nelle tecniche trasparenti si sfrutta il bianco della carta, per chi usa Photoshop la differenza è data dall’uso della funzione Normale o Moltiplica, sia per quanto riguarda i livelli o la funzione del pennello.
Fatta questa premessa non facciamo altro che creare un’altra scala cromatica che va dall’arancio al bianco. A seconda dell’intensità del nostro scuro/bistro possiamo prendere come riferimento il bianco assoluto o qualche tonalità sotto.

A questo punto ho ha disposizione una varietà di toni che mi permettono di rappresentare tutte le variabili della luce: luce (bianco-arancio), ombra propria (arancio-marrone), penombra (bluviola)e ombra riportata (bistro).

La complessità dell’oggetto mi darà più o meno la possibilità di usare tutti i valori tonali.
Per poter lavorare con la luce, devo dimenticare il COLORE dell’oggetto e pensare alla FORMA.
COLORE

Il valore dell’oggetto osservato, un rosso a differenza di un giallo, le regole legate a questa materia sono i rapporti tra i colori saturi, il CERCHIO CROMATICO e tutte le regole che analizzano i rapporti tra loro, da Johannes Itten, Rudolf Arnheim, Küppers e molti altri prima di loro.
LUCE

Le fonti luminose, dal movimento della terra attorno al sole con le sue variabili giornaliere e stagionali,le illuminazioni naturali/artificiali come lampioni, televisioni o fuochi e qualsiasi altra fonte luminosa calda o fredda.
PUNTO VISTA

Lo spazio, l’illusione della terza dimensione, la posizione dell’osservatore rispetto all’oggetto osservato.
STATO EMOTIVO

L’emozione, lo stato introspettivo tra disegnatore-immagine-osservatore. Il colore psicologico per la drammaticità.
LUCE
Per luce solitamente s’intende la fonte luminosa in relazione al buio dell’oscurità.
L’uso del bianco e nero come tonalità di partenza, è la cosa più spontanea che avviene per chiunque inizi a lavorare con il chiaro scuro, questo spesso perché già nella fase del disegno si iniziano a definire i piani attraverso il chiaro scuro che si ottiene facilmente con la grafite. Inconsciamente si accetta la regola che il valore della luce è il bianco e il valore dell’ombra il nero. La realtà ci offre molto di più, le gamme create dalla luce sono molte di più, basti pensare alla luce al tramonto oppure alla luce di un fuoco o da un faro di una macchina, variando il valore della luce varia di conseguenza il valore dell’ombra anche se risulta più difficile percepire la differenza tonale dei colori scuri se non quando sono affiancati tra loro.
Partiamo dal concetto che per poter rappresentare/esprimere un elemento ho bisogno del suo contrario, per concetto di complementarietà s'intende il rapporto tra due elementi che si trovano agli estremi di un’asse immaginario. Si definiscono complementari nel senso che l’uno ha la parte che serve all’altro per completarsi, già Klee spiegava questo concetto usando l’esempio del TAO della cultura cinese. Quindi per il BIANCO ho bisogno del NERO, per il GIALLO il VIOLA e così via.
Il cerchio cromatico ci mette a nostra disposizione tutte le variabili di fonti luminose e applicando il concetto è facile trovare le coppie. Basta tracciare una linea retta che attraversa il centro e avremo il valore esatto dei nostri due estremi, uno per la luce e l’altro per l’ombra. Tutte le coppie ottenute, a parte quella del rosso e del verde, ci fornirà sempre un valore chiaro e l’altro scuro, uno caldo e l’altro freddo.

TRA IL DIRE E IL FARE
Per passare dalla teoria alla pratica dobbiamo visualizzare in immagini le parole.
Facciamo un lavoro di traduzione, creiamo una scala cromatica per poter osservare quali toni otteniamo, ad esempio partendo da una coppia come l’arancio e il bluviola, questo è quello che otteniamo.

La regola ci dice che l’unione di due complementari ci darà il nero, ma a seconda della tecnica, acrilico, tempera, acquerello, Photoshop etc… e la marca dei colori che stiamo utilizzando otterremo si un colore scuro(BISTRO), ma non perfettamente nero.
Questo valore crea uno squilibrio sul nostro piatto cromatico, per ricompensare lo squilibrio abbiamo bisogno di un valore luminoso, inteso come quantità di bianco e non come saturazione, per ottenere questo abbiamo bisogno del bianco.
Il bianco nelle tecniche coprenti è ottenuto usando i vari bianchi(zinco, titanio etc..), nelle tecniche trasparenti si sfrutta il bianco della carta, per chi usa Photoshop la differenza è data dall’uso della funzione Normale o Moltiplica, sia per quanto riguarda i livelli o la funzione del pennello.
Fatta questa premessa non facciamo altro che creare un’altra scala cromatica che va dall’arancio al bianco. A seconda dell’intensità del nostro scuro/bistro possiamo prendere come riferimento il bianco assoluto o qualche tonalità sotto.

A questo punto ho ha disposizione una varietà di toni che mi permettono di rappresentare tutte le variabili della luce: luce (bianco-arancio), ombra propria (arancio-marrone), penombra (bluviola)e ombra riportata (bistro).

La complessità dell’oggetto mi darà più o meno la possibilità di usare tutti i valori tonali.
Per poter lavorare con la luce, devo dimenticare il COLORE dell’oggetto e pensare alla FORMA.
venerdì 19 febbraio 2010
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