giovedì 22 aprile 2010
venerdì 2 aprile 2010
COLORE-LUCE-PUNTO VISTA-STATO EMOTIVO
Partiamo da questi quattro momenti per analizzare più semplicemente l’esperienza complessa dell’osservazione, nel nostro caso specifico alla percezione del colore.
COLORE

Il valore dell’oggetto osservato, un rosso a differenza di un giallo, le regole legate a questa materia sono i rapporti tra i colori saturi, il CERCHIO CROMATICO e tutte le regole che analizzano i rapporti tra loro, da Johannes Itten, Rudolf Arnheim, Küppers e molti altri prima di loro.
LUCE

Le fonti luminose, dal movimento della terra attorno al sole con le sue variabili giornaliere e stagionali,le illuminazioni naturali/artificiali come lampioni, televisioni o fuochi e qualsiasi altra fonte luminosa calda o fredda.
PUNTO VISTA

Lo spazio, l’illusione della terza dimensione, la posizione dell’osservatore rispetto all’oggetto osservato.
STATO EMOTIVO

L’emozione, lo stato introspettivo tra disegnatore-immagine-osservatore. Il colore psicologico per la drammaticità.
LUCE
Per luce solitamente s’intende la fonte luminosa in relazione al buio dell’oscurità.
L’uso del bianco e nero come tonalità di partenza, è la cosa più spontanea che avviene per chiunque inizi a lavorare con il chiaro scuro, questo spesso perché già nella fase del disegno si iniziano a definire i piani attraverso il chiaro scuro che si ottiene facilmente con la grafite. Inconsciamente si accetta la regola che il valore della luce è il bianco e il valore dell’ombra il nero. La realtà ci offre molto di più, le gamme create dalla luce sono molte di più, basti pensare alla luce al tramonto oppure alla luce di un fuoco o da un faro di una macchina, variando il valore della luce varia di conseguenza il valore dell’ombra anche se risulta più difficile percepire la differenza tonale dei colori scuri se non quando sono affiancati tra loro.
Partiamo dal concetto che per poter rappresentare/esprimere un elemento ho bisogno del suo contrario, per concetto di complementarietà s'intende il rapporto tra due elementi che si trovano agli estremi di un’asse immaginario. Si definiscono complementari nel senso che l’uno ha la parte che serve all’altro per completarsi, già Klee spiegava questo concetto usando l’esempio del TAO della cultura cinese. Quindi per il BIANCO ho bisogno del NERO, per il GIALLO il VIOLA e così via.
Il cerchio cromatico ci mette a nostra disposizione tutte le variabili di fonti luminose e applicando il concetto è facile trovare le coppie. Basta tracciare una linea retta che attraversa il centro e avremo il valore esatto dei nostri due estremi, uno per la luce e l’altro per l’ombra. Tutte le coppie ottenute, a parte quella del rosso e del verde, ci fornirà sempre un valore chiaro e l’altro scuro, uno caldo e l’altro freddo.

TRA IL DIRE E IL FARE
Per passare dalla teoria alla pratica dobbiamo visualizzare in immagini le parole.
Facciamo un lavoro di traduzione, creiamo una scala cromatica per poter osservare quali toni otteniamo, ad esempio partendo da una coppia come l’arancio e il bluviola, questo è quello che otteniamo.

La regola ci dice che l’unione di due complementari ci darà il nero, ma a seconda della tecnica, acrilico, tempera, acquerello, Photoshop etc… e la marca dei colori che stiamo utilizzando otterremo si un colore scuro(BISTRO), ma non perfettamente nero.
Questo valore crea uno squilibrio sul nostro piatto cromatico, per ricompensare lo squilibrio abbiamo bisogno di un valore luminoso, inteso come quantità di bianco e non come saturazione, per ottenere questo abbiamo bisogno del bianco.
Il bianco nelle tecniche coprenti è ottenuto usando i vari bianchi(zinco, titanio etc..), nelle tecniche trasparenti si sfrutta il bianco della carta, per chi usa Photoshop la differenza è data dall’uso della funzione Normale o Moltiplica, sia per quanto riguarda i livelli o la funzione del pennello.
Fatta questa premessa non facciamo altro che creare un’altra scala cromatica che va dall’arancio al bianco. A seconda dell’intensità del nostro scuro/bistro possiamo prendere come riferimento il bianco assoluto o qualche tonalità sotto.

A questo punto ho ha disposizione una varietà di toni che mi permettono di rappresentare tutte le variabili della luce: luce (bianco-arancio), ombra propria (arancio-marrone), penombra (bluviola)e ombra riportata (bistro).

La complessità dell’oggetto mi darà più o meno la possibilità di usare tutti i valori tonali.
Per poter lavorare con la luce, devo dimenticare il COLORE dell’oggetto e pensare alla FORMA.
COLORE

Il valore dell’oggetto osservato, un rosso a differenza di un giallo, le regole legate a questa materia sono i rapporti tra i colori saturi, il CERCHIO CROMATICO e tutte le regole che analizzano i rapporti tra loro, da Johannes Itten, Rudolf Arnheim, Küppers e molti altri prima di loro.
LUCE

Le fonti luminose, dal movimento della terra attorno al sole con le sue variabili giornaliere e stagionali,le illuminazioni naturali/artificiali come lampioni, televisioni o fuochi e qualsiasi altra fonte luminosa calda o fredda.
PUNTO VISTA

Lo spazio, l’illusione della terza dimensione, la posizione dell’osservatore rispetto all’oggetto osservato.
STATO EMOTIVO

L’emozione, lo stato introspettivo tra disegnatore-immagine-osservatore. Il colore psicologico per la drammaticità.
LUCE
Per luce solitamente s’intende la fonte luminosa in relazione al buio dell’oscurità.
L’uso del bianco e nero come tonalità di partenza, è la cosa più spontanea che avviene per chiunque inizi a lavorare con il chiaro scuro, questo spesso perché già nella fase del disegno si iniziano a definire i piani attraverso il chiaro scuro che si ottiene facilmente con la grafite. Inconsciamente si accetta la regola che il valore della luce è il bianco e il valore dell’ombra il nero. La realtà ci offre molto di più, le gamme create dalla luce sono molte di più, basti pensare alla luce al tramonto oppure alla luce di un fuoco o da un faro di una macchina, variando il valore della luce varia di conseguenza il valore dell’ombra anche se risulta più difficile percepire la differenza tonale dei colori scuri se non quando sono affiancati tra loro.
Partiamo dal concetto che per poter rappresentare/esprimere un elemento ho bisogno del suo contrario, per concetto di complementarietà s'intende il rapporto tra due elementi che si trovano agli estremi di un’asse immaginario. Si definiscono complementari nel senso che l’uno ha la parte che serve all’altro per completarsi, già Klee spiegava questo concetto usando l’esempio del TAO della cultura cinese. Quindi per il BIANCO ho bisogno del NERO, per il GIALLO il VIOLA e così via.
Il cerchio cromatico ci mette a nostra disposizione tutte le variabili di fonti luminose e applicando il concetto è facile trovare le coppie. Basta tracciare una linea retta che attraversa il centro e avremo il valore esatto dei nostri due estremi, uno per la luce e l’altro per l’ombra. Tutte le coppie ottenute, a parte quella del rosso e del verde, ci fornirà sempre un valore chiaro e l’altro scuro, uno caldo e l’altro freddo.

TRA IL DIRE E IL FARE
Per passare dalla teoria alla pratica dobbiamo visualizzare in immagini le parole.
Facciamo un lavoro di traduzione, creiamo una scala cromatica per poter osservare quali toni otteniamo, ad esempio partendo da una coppia come l’arancio e il bluviola, questo è quello che otteniamo.

La regola ci dice che l’unione di due complementari ci darà il nero, ma a seconda della tecnica, acrilico, tempera, acquerello, Photoshop etc… e la marca dei colori che stiamo utilizzando otterremo si un colore scuro(BISTRO), ma non perfettamente nero.
Questo valore crea uno squilibrio sul nostro piatto cromatico, per ricompensare lo squilibrio abbiamo bisogno di un valore luminoso, inteso come quantità di bianco e non come saturazione, per ottenere questo abbiamo bisogno del bianco.
Il bianco nelle tecniche coprenti è ottenuto usando i vari bianchi(zinco, titanio etc..), nelle tecniche trasparenti si sfrutta il bianco della carta, per chi usa Photoshop la differenza è data dall’uso della funzione Normale o Moltiplica, sia per quanto riguarda i livelli o la funzione del pennello.
Fatta questa premessa non facciamo altro che creare un’altra scala cromatica che va dall’arancio al bianco. A seconda dell’intensità del nostro scuro/bistro possiamo prendere come riferimento il bianco assoluto o qualche tonalità sotto.

A questo punto ho ha disposizione una varietà di toni che mi permettono di rappresentare tutte le variabili della luce: luce (bianco-arancio), ombra propria (arancio-marrone), penombra (bluviola)e ombra riportata (bistro).

La complessità dell’oggetto mi darà più o meno la possibilità di usare tutti i valori tonali.
Per poter lavorare con la luce, devo dimenticare il COLORE dell’oggetto e pensare alla FORMA.
venerdì 19 febbraio 2010
giovedì 24 dicembre 2009
martedì 17 novembre 2009
Dalla teoria alla pratica

Quest'esempio per visualizzare l'importanza del chiaro/scuro e quindi dell'uso della teoria delle ombre per manifestare la luce.
Il mio metodo di lavoro oltre al B/N include anche il rapporto caldo/freddo per evidenziare e separare i piani.
Con questo metodo la penombra acquista automaticamente un suo valore tonale.
Acquerello su carta Diamant Watt semiruvida 220gr
martedì 27 ottobre 2009
PENOMBRA
La penombra fa parte della zona d'ombra, ma rimane più illuminata.
Perchè?
Consideriamo questa volta un cilindro, sarà più facile comprendere la dinamica della penombra.

La luce che proviene da sinistra, avvolge il nostro oggetto su tutti i lati.
Bisogna immaginarsi la luce come un fluido che scorre in direzione dell'oggetto, nel momento in cui lo colpisce per continuare la sua corsa defluirà attorno ad esso.

A questo punto mantenendo la regola otteremo l'ombra propria, la penombra e l'ombra riportata, il cilindro ci permette di visualizzare anche il colore oggetto.

Lo schiarimento della penombra è dato dalla luce stessa che avvolgendo l'oggetto raggiunge anche la zona d'ombra.

E' importante comprende questa dinamica della luce in quanto sia chi colora che chi lavora in B/N, la può sfruttare per descrivere meglio la forma o per la dramatizzazione.

Per chi lavora in B/N avendo solo due variazioni, appunto Bianco o Nero, la penombra ha lo stesso valore della luce, Bianco.

Per la drammatizzazione la penombra è la zona più usata per esprime il colore necessario per valorizzare l'atmosfera. Normalmente se passeggiamo in un bosco, possiamo notare come questa zona si colora di verde o passando vicino ad un muro colorato, il riflesso della luce che ha colpito il muro colora la penombra.
Anche nel cinema o nella fotografia si tende a valorizzarla proiettando luci secondarie colorate, spesso semplicemente calde o fredde a seconda dell'atmosfera che si vuole avere. Basta osservare qualsiasi film e fare un fermo immagine per poter osservare questo effetto.
In chiusura possiamo dire che la penombra è la parte più chiare nella zona d'ombra che può cambiare colore o per luce riflessa dagli oggetti circostanti o da luci secondarie dirette o indirette.

Perchè?
Consideriamo questa volta un cilindro, sarà più facile comprendere la dinamica della penombra.

La luce che proviene da sinistra, avvolge il nostro oggetto su tutti i lati.
Bisogna immaginarsi la luce come un fluido che scorre in direzione dell'oggetto, nel momento in cui lo colpisce per continuare la sua corsa defluirà attorno ad esso.

A questo punto mantenendo la regola otteremo l'ombra propria, la penombra e l'ombra riportata, il cilindro ci permette di visualizzare anche il colore oggetto.

Lo schiarimento della penombra è dato dalla luce stessa che avvolgendo l'oggetto raggiunge anche la zona d'ombra.

E' importante comprende questa dinamica della luce in quanto sia chi colora che chi lavora in B/N, la può sfruttare per descrivere meglio la forma o per la dramatizzazione.

Per chi lavora in B/N avendo solo due variazioni, appunto Bianco o Nero, la penombra ha lo stesso valore della luce, Bianco.

Per la drammatizzazione la penombra è la zona più usata per esprime il colore necessario per valorizzare l'atmosfera. Normalmente se passeggiamo in un bosco, possiamo notare come questa zona si colora di verde o passando vicino ad un muro colorato, il riflesso della luce che ha colpito il muro colora la penombra.
Anche nel cinema o nella fotografia si tende a valorizzarla proiettando luci secondarie colorate, spesso semplicemente calde o fredde a seconda dell'atmosfera che si vuole avere. Basta osservare qualsiasi film e fare un fermo immagine per poter osservare questo effetto.
In chiusura possiamo dire che la penombra è la parte più chiare nella zona d'ombra che può cambiare colore o per luce riflessa dagli oggetti circostanti o da luci secondarie dirette o indirette.

martedì 6 ottobre 2009
LUCE&OMBRA
L'uso dell'ombra, come elemento descrittivo di un'immagine, è legata alla possibilità di creare una variante alla tinta piatta del colore dell'oggetto.
Chi procede alla colorazione di un'immagine, dopo o prima di scegliere il colore dell'oggetto deve affrontare un'altro problema, il chiaro/scuro legato alle due varianti del disegno, la FORMA e la LUCE.
Il chiaro/scuro varia a seconda del tipo di illuminazione, naturale/artificiale, e dal grado di inclinazione rispetto al piano.
Ma prima di aggiungere queste informazioni facciamo una considerazioni sulla possibilità di frammentare il concetto base Bianco(luce) e Nero(ombra).

Per creare una variazione dobbiamo visualizzare la luce che colpirà il nostro oggetto e creerà la divervità sulla forma, così come nella realtà ci permette di percepire lo spazio. In assenza di luce non saremmo in grado di considerare la profondità delle cose. E' tipico lo scontro con gli spigoli delle porte per coloro che percorrono di notte i corridoi senza accendere la luce.
Prima considerazione, una luce bianca illumina un'oggetto.
Nell'esempio partiamo da una luce proveniente da sinistra.

L'oggetto non ci dà modo di quantificare altre superfici se non quella frontale, per rendere più complesso il colore devo considerare l'ambivalenza dello sguardo, la contemporanea percezione di FORMA e COLORE. La forma è la base su cui poggia il colore, come il tronco per le foglie. Così dalla superficie piana di un quadrato passo all'idea di un cubo.
Detto questo il nostro oggetto lo collochiamo in modo da mostrarci un'altra superficie

Quindi oltre al colore dell'oggetto posso visualizzare la luce utilizzando uno dei due lati messi a disposizione dal disegno.
Con lo stesso presupposto aumentiamo le nostre informazioni sul disegno e otteniamo il terzo lato, che sfruttiamo per visualizzare l'ombra creata dalla luce.

Ora abbiamo i tre valori principali, luce, colore oggetto e ombra propria, ma la possibilità di aggiungere informazioni non è finita, abbiamo ancora a disposizione l'ombra riportata e la penombra.
L'ombra riportata, che è sempre la più scura di tutte si trova dopo la penombra, cosicchè la penombra si trova sempre tra ombra propia e ombra riportata.
Cosa accade al nostro cubo che ha solo 3 lati?
Da ciò che abbiamo detto otteniamo questo

Il colore dell'oggetto non viene rappresentato anche se è servito per creare i nostri valori tonali. In un'immagine più complessa posso tranquillamente mettere anche il colore oggetto che sarà sempre tra la luce e l'ombra propria.
L'ombra riportata si colora sempre del colore della superficie che incontra.
Riassumendo abbiamo 5 valori tonali che variano dal più luminoso al più scuro, che seguono quest'ordine sequenziale...

...che assume un ordine diverso nell'atto pratico. Nella penombra c'è una parte di luce che lo rende più chiaro dell'ombra propria.
Chi procede alla colorazione di un'immagine, dopo o prima di scegliere il colore dell'oggetto deve affrontare un'altro problema, il chiaro/scuro legato alle due varianti del disegno, la FORMA e la LUCE.
Il chiaro/scuro varia a seconda del tipo di illuminazione, naturale/artificiale, e dal grado di inclinazione rispetto al piano.
Ma prima di aggiungere queste informazioni facciamo una considerazioni sulla possibilità di frammentare il concetto base Bianco(luce) e Nero(ombra).

Per creare una variazione dobbiamo visualizzare la luce che colpirà il nostro oggetto e creerà la divervità sulla forma, così come nella realtà ci permette di percepire lo spazio. In assenza di luce non saremmo in grado di considerare la profondità delle cose. E' tipico lo scontro con gli spigoli delle porte per coloro che percorrono di notte i corridoi senza accendere la luce.
Prima considerazione, una luce bianca illumina un'oggetto.
Nell'esempio partiamo da una luce proveniente da sinistra.

L'oggetto non ci dà modo di quantificare altre superfici se non quella frontale, per rendere più complesso il colore devo considerare l'ambivalenza dello sguardo, la contemporanea percezione di FORMA e COLORE. La forma è la base su cui poggia il colore, come il tronco per le foglie. Così dalla superficie piana di un quadrato passo all'idea di un cubo.
Detto questo il nostro oggetto lo collochiamo in modo da mostrarci un'altra superficie

Quindi oltre al colore dell'oggetto posso visualizzare la luce utilizzando uno dei due lati messi a disposizione dal disegno.
Con lo stesso presupposto aumentiamo le nostre informazioni sul disegno e otteniamo il terzo lato, che sfruttiamo per visualizzare l'ombra creata dalla luce.

Ora abbiamo i tre valori principali, luce, colore oggetto e ombra propria, ma la possibilità di aggiungere informazioni non è finita, abbiamo ancora a disposizione l'ombra riportata e la penombra.
L'ombra riportata, che è sempre la più scura di tutte si trova dopo la penombra, cosicchè la penombra si trova sempre tra ombra propia e ombra riportata.
Cosa accade al nostro cubo che ha solo 3 lati?
Da ciò che abbiamo detto otteniamo questo

Il colore dell'oggetto non viene rappresentato anche se è servito per creare i nostri valori tonali. In un'immagine più complessa posso tranquillamente mettere anche il colore oggetto che sarà sempre tra la luce e l'ombra propria.
L'ombra riportata si colora sempre del colore della superficie che incontra.
Riassumendo abbiamo 5 valori tonali che variano dal più luminoso al più scuro, che seguono quest'ordine sequenziale...

...che assume un ordine diverso nell'atto pratico. Nella penombra c'è una parte di luce che lo rende più chiaro dell'ombra propria.
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