Gli interessati all'acquisto di SHADOW WARRIORS possono visitare il sito dedicato
Dove oltre al Comics potrete acquistare il poster, l'ex-libris e i segnalibri!
Per i lettori degli eBook Shadow Warriors è associato a KOBO e acquistabile in italiano.
SHADOW WARRIORS
mercoledì 17 dicembre 2014
martedì 1 luglio 2014
POSTER
Abbiamo sorpassato la soglia del 90%, ma chiunque voglia farsi avanti è sempre ben accetto.
Per stuzzicare l'appetito la versione a colori.
SHADOW WARRIORS
Per stuzzicare l'appetito la versione a colori.
SHADOW WARRIORS
martedì 24 giugno 2014
mercoledì 11 giugno 2014
Shadow Warriors
Il commando SHADOW WARRIORS avanza, e per invitarvi ad aiutarci a realizzare questa prima parte di una serie di 10/12 tomi vi annuncio che se raggiungeremo la soglia dei 4000€ il fumetto verrà stampato anche in ITALIANO.
Ora non avete più scuse, iniziate a leggere le prime pagine in ITALIANO QUI
Per stuzzicare la vista, una delle 2 versioni a colori per l'ex-libris.
L'altra andatela a cercare QUI
Ora non avete più scuse, iniziate a leggere le prime pagine in ITALIANO QUI
Per stuzzicare la vista, una delle 2 versioni a colori per l'ex-libris.
L'altra andatela a cercare QUI
martedì 27 maggio 2014
CERCHIAMO LETTORI!!!
Scoprite su Ulule il nuovo progetto di Silvio Speca -disegni/colore- e Cédric Mainil -sceneggiatura-!
Shadow Warriors
è una nuova serie in formato comics che abbiamo immaginato e messo in scena con il talento e la complicità di Cédric Mainil (lo sceneggiatore della serie francese Il Cavaliere Meccanico). Attraverso episodi di una trentina di pagine, scoprirete, durante la grande guerra 14-18, la creazione di un commando pittoresco e la sua lotta contro le forze oscure, molto più potenti di un semplice esercito di soldati ostili.
Per ulteriori informazioni e per scoprire le prime tavole, vi rimando QUI
Precisione importante!
Avete soltanto 52 giorni come LETTORI/CONTRIBUITORi per unirvi a questa nuova avventura editoriale!
Precisione per i lettori italiani.
Al momento il fumetto uscirà in digitale e cartaceo.
La versione cartacea sarà al momento in Francese, mentre quella digitale in Francese,Inglese e Italiano.
Grazie in anticipo a tutti coloro che ci sosterranno e non esitate a diffondere attorno a voi questo nuovo progetto, che potrà nascere soltanto con il più ampio entusiasmo degli appassionati di BD/FUMETTI/COMICS.
amichevolmente.
Cédric &Silvio
sabato 5 aprile 2014
HERMETICA
HERMETICA: disegni e colori Silvio Speca-sceneggiatura Pedro Varek.
Un fumetto che cerca una nuova via tra autori e lettori.
Se vi fa piacere condividete il link-(http://pedro.varek.free.fr/hermetica)-
momentaneamente solo in francese.
GRAZIE in anticipo.
HERMETICA: Projet de BD gratuite, optimisée pour la lecture sur tablettes tactiles et ordinateurs : clicca QUI
Un fumetto che cerca una nuova via tra autori e lettori.
Se vi fa piacere condividete il link-(http://pedro.varek.free.fr/hermetica)-
momentaneamente solo in francese.
GRAZIE in anticipo.
HERMETICA: Projet de BD gratuite, optimisée pour la lecture sur tablettes tactiles et ordinateurs : clicca QUI
mercoledì 22 febbraio 2012
CHEVALIER MECANIQUE
Il primo lavoro esclusivamente da colorista...a PHOTOSHOPPE.
Ho imparato molto e prima del dicembre 2012 riuscirò a postare qualcosa al riguardo.
Rimango del pensiero che la teoria del COLORE è al di sopra della tecnica, pur sempre parte essenziale per gestire i colori.
sabato 12 novembre 2011
sabato 4 giugno 2011
Ci scusiamo per l'interruzzione.....i programmi riprenderanno appena possibile
Gli appunti postati finora sono quello che per me viene definita la pre-base.
L'infarinatura generale che bisognerebbe avere per poter parlare comodamente di colore. In seguito verrebbe la base e la professione...
Ma un grosso dubbio sul riconoscimento del copyright una volta pubblicato qualcosa nella rete, mi ha portato ad interrompermi. La legge non è chiara e io non sono ancora così informato, così per evitare ogni disguido, al momento sto continuando la mia ricerca/stesura all'antica, su carta.
Nel momento in cui avrò la garanzia della proprietà del copyright non esiterò a condividere la mia esperienza.
Grazie in ogni caso ai molti che continuano a seguirmi.
L'infarinatura generale che bisognerebbe avere per poter parlare comodamente di colore. In seguito verrebbe la base e la professione...
Ma un grosso dubbio sul riconoscimento del copyright una volta pubblicato qualcosa nella rete, mi ha portato ad interrompermi. La legge non è chiara e io non sono ancora così informato, così per evitare ogni disguido, al momento sto continuando la mia ricerca/stesura all'antica, su carta.
Nel momento in cui avrò la garanzia della proprietà del copyright non esiterò a condividere la mia esperienza.
Grazie in ogni caso ai molti che continuano a seguirmi.
venerdì 8 aprile 2011
COLORE PSICOLOGICO
-ESTROVERSO-INTROVERSO-
La percezione del colore oltre che a donarci informazioni utili sul suo aspetto fisico, un giallo a differenza di un blu, ci informa anche sul suo aspetto psichico-emotivo. Colori come il rosso o l’arancione sono definiti diversamente viste le differenti qualità cromatiche, ma entrambi, se osservati nel loro aspetto emotivo, vengono percepiti come “caldi” così come un blu o un verde vengono percepiti “freddi”. Queste sensazioni non sono causate solo dall’aspetto fisico, ma bensì dall’aspetto emotivo che provocano in ognuno di noi, che vengono percepite a seconda della propria sensibilità. Una stanza dipinta di rosso influenza la nostra mente e ci fa percepire la temperatura dell’aria più calda a differenza di una stanza dipinta di blu che svolge la sensazione contraria. Noi conosciamo la suddivisione del cerchio per quanto riguarda la suddivisione tra colori CALDI e FREDDI, ma questa volta lo osserviamo per distinguere i primi due movimenti che definiscono la prima descrizione psicologica. L’estroversione e l’introversione.
Da questo presupposto seguono poi i vari tipi generali psicologici entrando in merito allo specifico colore.
Questa è la prima suddivisione utile che possiamo fare per avvicinarci a comprendere il colore con uno sguardo emotivo. Le sensazioni attivano in noi emozioni e le emozioni sono parte costituente della “persona”, ciò che ognuno di noi identifica con “se” o “io sono”. La nostra percezione personale di ciò che proviamo all’interno, dalla pelle verso le ossa si può definire come movimento introverso, centripeto. Il movimento opposto, dalla pelle verso gli altri è definito movimento estroverso, centrifugo. Queste percezioni sono insite in ognuno di noi in percentuali diverse e quasi mai di pari quantità. Se ci immaginiamo come un’elemento costituito da 100 parti, l’integrità è composta ad esempio da un 40% di estroversione e un 60% di introversione. Questa persona appare agli altri come soggetto introverso, timido. Una persona riflessiva, che vive il mondo in maniera interiore, che sente la spiritualità come elemento dominante della propria esistenza, è definita introversa. La persona estroversa al contrario, è più attiva, socievole, impulsiva, legata alle attitudini manuali, all’apprendere attraverso il fare. Il mondo esteriore è ciò che lo attrae. Nel caso di un’incendio la persona estroversa si lancia all’interno della casa senza pensare a cosa accadrà, ma segue istintivamente la richiesta d’aiuto, e solo dopo riflette su ciò che ha fatto. La persona introversa a differenza, prima di agire valuterà tutti gli elementi necessari, e solo dopo entrerà in azione. Molte delle scelte che facciamo consapevolmente o inconsapevolmente nell’uso dei colori è conseguenza della personalità che rappresentiamo, inizialmente estroversa o introversa.
-LA PERCEZIONE UNIVERSALE-
Ogni essere umano percepisce i colori nella stessa maniera, con la stessa intensità, e variazione cromatica, senza distinzione di origine, ceto sociale o cultura religiosa. Il colore ha la stessa intensità espressiva per ognuno di noi, lo stesso valore oggettivo. Il colore ha un significato universale e chiunque lo percepisca prova la medesima esperienza sensoriale oggettiva, ma vive un’emezione soggettiva differente a seconda della propria personalità.
La “simpatia” e l’”antipatia” verso i colori è dovuta dal rapporto emotivo descritto dal loro valore simbolico, ciò che non mi descrive non mi piace, così come ciò che mi descrive mi piace.
Ognuno di noi sa più o meno quali sono i suoi colori preferiti e sono facilmente rintracciabili nel guardaroba, nella scelta del colore della macchina o nell’arredamento. Individuare i propri colori aiuta a comprendere se stessi e di conseguenza gli altri, oltre che ha comprendere il linguaggio invisibile del colore. L’utilizzo di questa lingua nell’arte visiva è usato costantemente anche se non ce ne accorgiamo. Nel cinema come nel fumetto o la pittura usa i colori per rappresentare uno stato emotivo. Basti pensare al periodo blu di Picasso, momento depressivo causato dalla morte di un amico. In questo periodo tutto è blu sporcato di nero. Con la risoluzione del lutto, inizia la gioia di vivere con la manifestazione del periodo rosa. Max Lüscher, psicologo svizzero, è uno tra i primi che si è concentrano sullo studio dei colori nella psicologia per arrivare, dopo anni di studio su centinaia di soggetti, di tutte le razze ed età, a creare un vero e proprio sistema terapeutico basato esclusivamente sul linguaggio dei colori. I suoi studi partono dalle osservazioni fatte precedentemente da C. G. Jung. Casualmente o forse no, la presa di coscienza da parte dell’uomo di questo linguaggio del colore coincide sia nella psicologica che nell’arte. La nascita del movimento degli impressionisti, successivamente ampliata dagli esperimenti di Kandinskiy, Klee, Itten e altri ancora, durante il periodo della Bauhaus.
-IL CERCHIO PSICOLOGICO-
Per descrivere la corrispondenza con i tipi psicologici di ogni colore possiamo utilizzare il cerchio cromatico che conosciamo bene, e possiamo iniziare pensando che ci sono tre colori primari che creano i restanti colori-tipi psicologici. In questo caso i nostri colori primari sono:
Il ROSSO ha come icona Dioniso dio greco della forza vitale. Rappresenta il cuore, costantemente in movimento senza mai allontanarsi dalla sua sede. E’ il colore più caldo, attrae l’attenzione, stimola l’emissione di adrenalina. Autoritario, prevale su tutti. Il rosso è associato all’amore, al coraggio, e alla rabbia, tutte emozioni legate al cuore. Usato nel passato da persone di alto grado, proprio per la sua capacità di conferire potere e splendore.
Il BLU ha come icona lo spirito, nella cultura cattolica è rappresentato dal velo della Madonna, come espressione di spiritualità, di movimento interiore verso un’introspezione senza fine. E’ il colore immateriale, la profondità dei sentimenti.
Il GIALLO ha come icona il dio Helios, dio del sole colui che vedeva tutto dall’alto. Rappresenta la conoscenza, il sapere luminoso. Simbolo naturale di chiarezza. Le variazioni d’intensità ne modificano profondamente la valenza psicologica. Quando si sporca con il nero suscita sensazioni sgradevoli, invidia, gelosia. Con l’aggiunta di bianco diventa rasserenante. Il giallo è per eccellenza un colore ambivalente.
Da questi colori primari possiamo derivare il significato dei colori secondari che si creano, come sappiamo, unendo due primari alla volta.
Il VERDE nasce dall’unione dalla sapienza di Helios e dall’introspezione del blu.
Kandinskiy lo definisce “…la passività è la caratteristica sorprendente del verde assoluto.” Per passività s’intende staticità, il movimento verso l’esterno del giallo è contrastato dal movimento contrario del blu verso l’interno. A differenza del rosso, suo complementare, il verde ha un movimento statico, concentrico. E’ il colore dell’equilibrio delle emozioni, richiama la natura e la vitalità vegetativa.
Il VIOLA nasce dall’unione della potenza di Dioniso e dalla spiritualità del blu.
E’ il colore della trasformazione, la forza del rosso incontra l’intimo raccoglimento del blu creando la forza spirituale. L’unione del colore maschile e quello femminile.
I’ARANCIONE nasce dall’unione della conoscenza di Helios e dalla forza di Dioniso.
E’ il colore della creatività, la conoscenza in azione. L’euforia, l’impulsività del rosso trova il controllo razionale del giallo.
Questi sono i colori “campioni” del nostro cerchio e racchiudono in linea di massima le personalità principali. Più il colore che cerchiamo si sposta su uno di questi colori e più coincide la descrizione, anche qui possiamo immaginare una sorta di scala “cromatica” che distingue due soggetti simili per due soggetti differenti. Per ampliare la nostra visuale dal cerchio cromatico dobbiamo passare alla sfera cromatica, siamo in molti ed ognuno d noi è diverso.
I colori bianco e nero ci aiutano a creare la sfera, le diversità, così come per i toni del colore.
Un colore acquista un valore positivo o negativo a seconda se unito al bianco o al nero. Rappresentiamoci tranquillamente il bianco e il nero come il bene e il male. Nella cultura cattolica il male è associato alla negatività, mentre noi lo dobbiamo osservare con una visuale più amplia, la forza negativa del nero è la forza contraria al bianco, al bene. Se il bianco è creazione il nero è distruzione, come nella creatività, nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma. Trovo la descrizione usata per lo Yin e lo Yang della cultura cinese più adatta per descrivere le loro funzioni.
Bianco-Yang: è la positività, l’aspetto maschile, il giorno. E’ luminosità assoluta, purezza.
Nero-Yin: è il principio negativo, l’aspetto femminile, la notte. Lo spazio infinito, la morte del colore. La negazione, intesa anche come assenza di vita. Il vuoto.
Tutti i colori con l’aggiunta del bianco diventano positivi e attivi, mentre con l’aggiunta del nero subiscono il movimento contrario, diventano passivi e negativi. Tranne i rossi nella rappresentazione di alcuni marroni.
Rappresentare l’intensità di un’emozione è direttamente proporzionata con l’intensità della saturazione.
“…non è sempre necessario che il vero prenda corpo; è già sufficiente che aleggi nei dintorni come spirito e provochi una sorta d’accordo come quando il suono delle campane si distende nell’atmosfera apportatore di pace,”
J.W. Goethe
L’argomento è estremamente vasto e complesso ed in questa sede non verranno approfonditi ulteriormente certi concetti rimandando gli approfondimenti specifici direttamente alle fonti a cui mi sono ispirato.
Max Lüscher- La persona a quattro colori-
Carl G. Jung- Tipi psicologici-
In questa maniera abbiamo a disposizione tutti gli elementi per poter usare il colore a 360°.
Saper osservare la propria persona, non solo nell’aspetto fisico, ma anche in quello mentale-emotivo, porta a ritrovare con facilità l’assonanza con ogni colore. Quando siamo tristi non indossiamo vestiti colorati, la nostra scelta cadrà verso tonalità più grigie, al contrario quando siamo euforici tendiamo a scegliere abiti estremamente colorati. Quando vogliamo che la nostra persona non passi inosservata vestiremo tonalità di rosso, tutto ciò a prescindere della nostra conoscenza sul colore. Tutto ciò ci aiuta istintivamente a fare delle scelte cromatiche, in funzione delle emozioni. Il colore è un linguaggio come il disegno o la scrittura che esiste a prescindere che voi ne conosciate le regole, come una lingua straniera, ne potete riconoscere il suono, ma non comprenderne il significato. Possiamo sviluppare questa lingua con un’attenzione introspettiva per non fermarci alla superficialità dell’osservazione.
L’uso del colore psicologico trova utilità
nell’ATTORE-nel TEATRO-nell’AZIONE.
Il colore usato come sostituto del sentimento, la capacità di ascoltare il silenzio interiore, della propria esistenza in balia delle emozioni, delle proprie pulsioni.
La funzione delle emozioni:
A- informare il soggetto delle emozioni degli altri
B- riconoscerle in se stesso
C- preparare l’azione adeguata
A: Una macchina arriva a tutta velocità verso di noi sbandando. Un pazzo? Una persona al volante che ha perso il
controllo?
B: 1-Paura, stato di immobilità, chiusura. Colori freddi. Atteggiamento introverso.
2-Rabbia, stato d’azione, fuga. Colori caldi. Atteggiamento estroverso.
C: 1-Chiudo gli occhi sperando al meglio.
2-Fuggo nella direzione contraria.
La motivazione crea l’emozione che muove all’azione che può essere attiva o passiva.
L’azione è una conseguenza della motivazione, è il personaggio che interagisce con l’ambiente cambiandolo con il proprio agire.
Il colore dell’oggetto può trasformarsi nel colore dell’emozione suscitando uno stato emotivo adeguato all’azione.
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
-Esercizio 1ª parte-
Ponetevi davanti ad un foglio bianco senza circondarvi di nessun riferimento fotografico e cercate di definire 3 colori campioni rappresentativi per ogni stagione. Inverno, primavera, estate e autunno. Cercate nella memoria e ricordate la sensazione di caldo e di freddo che vi provocano i cambiamenti di stagione. I colori possono variare da saturi a neutri, colori chiari o scuri.
-Esercizio 2ª parte-
Non continuare a leggere se non hai realizzato la prima parte, l’influenza di ciò che sto per scrivere ti toglierebbe la possibilità di scoprire le tue emozioni.
Disegna un’immagine con della natura e crea quattro variazioni rappresentative delle quattro stagioni. Inverno, primavera, estate e autunno. Ora utilizza i colori che avete trovato prima e applicali come preferite sull’immagine se avete bisogno di più tonalità, create delle scale cromatiche tra i colori campione.
Scoprirai la funzione del colore simbolico.
La percezione del colore oltre che a donarci informazioni utili sul suo aspetto fisico, un giallo a differenza di un blu, ci informa anche sul suo aspetto psichico-emotivo. Colori come il rosso o l’arancione sono definiti diversamente viste le differenti qualità cromatiche, ma entrambi, se osservati nel loro aspetto emotivo, vengono percepiti come “caldi” così come un blu o un verde vengono percepiti “freddi”. Queste sensazioni non sono causate solo dall’aspetto fisico, ma bensì dall’aspetto emotivo che provocano in ognuno di noi, che vengono percepite a seconda della propria sensibilità. Una stanza dipinta di rosso influenza la nostra mente e ci fa percepire la temperatura dell’aria più calda a differenza di una stanza dipinta di blu che svolge la sensazione contraria. Noi conosciamo la suddivisione del cerchio per quanto riguarda la suddivisione tra colori CALDI e FREDDI, ma questa volta lo osserviamo per distinguere i primi due movimenti che definiscono la prima descrizione psicologica. L’estroversione e l’introversione.
Da questo presupposto seguono poi i vari tipi generali psicologici entrando in merito allo specifico colore.
Questa è la prima suddivisione utile che possiamo fare per avvicinarci a comprendere il colore con uno sguardo emotivo. Le sensazioni attivano in noi emozioni e le emozioni sono parte costituente della “persona”, ciò che ognuno di noi identifica con “se” o “io sono”. La nostra percezione personale di ciò che proviamo all’interno, dalla pelle verso le ossa si può definire come movimento introverso, centripeto. Il movimento opposto, dalla pelle verso gli altri è definito movimento estroverso, centrifugo. Queste percezioni sono insite in ognuno di noi in percentuali diverse e quasi mai di pari quantità. Se ci immaginiamo come un’elemento costituito da 100 parti, l’integrità è composta ad esempio da un 40% di estroversione e un 60% di introversione. Questa persona appare agli altri come soggetto introverso, timido. Una persona riflessiva, che vive il mondo in maniera interiore, che sente la spiritualità come elemento dominante della propria esistenza, è definita introversa. La persona estroversa al contrario, è più attiva, socievole, impulsiva, legata alle attitudini manuali, all’apprendere attraverso il fare. Il mondo esteriore è ciò che lo attrae. Nel caso di un’incendio la persona estroversa si lancia all’interno della casa senza pensare a cosa accadrà, ma segue istintivamente la richiesta d’aiuto, e solo dopo riflette su ciò che ha fatto. La persona introversa a differenza, prima di agire valuterà tutti gli elementi necessari, e solo dopo entrerà in azione. Molte delle scelte che facciamo consapevolmente o inconsapevolmente nell’uso dei colori è conseguenza della personalità che rappresentiamo, inizialmente estroversa o introversa.
-LA PERCEZIONE UNIVERSALE-
Ogni essere umano percepisce i colori nella stessa maniera, con la stessa intensità, e variazione cromatica, senza distinzione di origine, ceto sociale o cultura religiosa. Il colore ha la stessa intensità espressiva per ognuno di noi, lo stesso valore oggettivo. Il colore ha un significato universale e chiunque lo percepisca prova la medesima esperienza sensoriale oggettiva, ma vive un’emezione soggettiva differente a seconda della propria personalità.
La “simpatia” e l’”antipatia” verso i colori è dovuta dal rapporto emotivo descritto dal loro valore simbolico, ciò che non mi descrive non mi piace, così come ciò che mi descrive mi piace.
Ognuno di noi sa più o meno quali sono i suoi colori preferiti e sono facilmente rintracciabili nel guardaroba, nella scelta del colore della macchina o nell’arredamento. Individuare i propri colori aiuta a comprendere se stessi e di conseguenza gli altri, oltre che ha comprendere il linguaggio invisibile del colore. L’utilizzo di questa lingua nell’arte visiva è usato costantemente anche se non ce ne accorgiamo. Nel cinema come nel fumetto o la pittura usa i colori per rappresentare uno stato emotivo. Basti pensare al periodo blu di Picasso, momento depressivo causato dalla morte di un amico. In questo periodo tutto è blu sporcato di nero. Con la risoluzione del lutto, inizia la gioia di vivere con la manifestazione del periodo rosa. Max Lüscher, psicologo svizzero, è uno tra i primi che si è concentrano sullo studio dei colori nella psicologia per arrivare, dopo anni di studio su centinaia di soggetti, di tutte le razze ed età, a creare un vero e proprio sistema terapeutico basato esclusivamente sul linguaggio dei colori. I suoi studi partono dalle osservazioni fatte precedentemente da C. G. Jung. Casualmente o forse no, la presa di coscienza da parte dell’uomo di questo linguaggio del colore coincide sia nella psicologica che nell’arte. La nascita del movimento degli impressionisti, successivamente ampliata dagli esperimenti di Kandinskiy, Klee, Itten e altri ancora, durante il periodo della Bauhaus.
-IL CERCHIO PSICOLOGICO-
Per descrivere la corrispondenza con i tipi psicologici di ogni colore possiamo utilizzare il cerchio cromatico che conosciamo bene, e possiamo iniziare pensando che ci sono tre colori primari che creano i restanti colori-tipi psicologici. In questo caso i nostri colori primari sono:
Il ROSSO ha come icona Dioniso dio greco della forza vitale. Rappresenta il cuore, costantemente in movimento senza mai allontanarsi dalla sua sede. E’ il colore più caldo, attrae l’attenzione, stimola l’emissione di adrenalina. Autoritario, prevale su tutti. Il rosso è associato all’amore, al coraggio, e alla rabbia, tutte emozioni legate al cuore. Usato nel passato da persone di alto grado, proprio per la sua capacità di conferire potere e splendore.
Il BLU ha come icona lo spirito, nella cultura cattolica è rappresentato dal velo della Madonna, come espressione di spiritualità, di movimento interiore verso un’introspezione senza fine. E’ il colore immateriale, la profondità dei sentimenti.
Il GIALLO ha come icona il dio Helios, dio del sole colui che vedeva tutto dall’alto. Rappresenta la conoscenza, il sapere luminoso. Simbolo naturale di chiarezza. Le variazioni d’intensità ne modificano profondamente la valenza psicologica. Quando si sporca con il nero suscita sensazioni sgradevoli, invidia, gelosia. Con l’aggiunta di bianco diventa rasserenante. Il giallo è per eccellenza un colore ambivalente.
Da questi colori primari possiamo derivare il significato dei colori secondari che si creano, come sappiamo, unendo due primari alla volta.
Il VERDE nasce dall’unione dalla sapienza di Helios e dall’introspezione del blu.
Kandinskiy lo definisce “…la passività è la caratteristica sorprendente del verde assoluto.” Per passività s’intende staticità, il movimento verso l’esterno del giallo è contrastato dal movimento contrario del blu verso l’interno. A differenza del rosso, suo complementare, il verde ha un movimento statico, concentrico. E’ il colore dell’equilibrio delle emozioni, richiama la natura e la vitalità vegetativa.
Il VIOLA nasce dall’unione della potenza di Dioniso e dalla spiritualità del blu.
E’ il colore della trasformazione, la forza del rosso incontra l’intimo raccoglimento del blu creando la forza spirituale. L’unione del colore maschile e quello femminile.
I’ARANCIONE nasce dall’unione della conoscenza di Helios e dalla forza di Dioniso.
E’ il colore della creatività, la conoscenza in azione. L’euforia, l’impulsività del rosso trova il controllo razionale del giallo.
Questi sono i colori “campioni” del nostro cerchio e racchiudono in linea di massima le personalità principali. Più il colore che cerchiamo si sposta su uno di questi colori e più coincide la descrizione, anche qui possiamo immaginare una sorta di scala “cromatica” che distingue due soggetti simili per due soggetti differenti. Per ampliare la nostra visuale dal cerchio cromatico dobbiamo passare alla sfera cromatica, siamo in molti ed ognuno d noi è diverso.
I colori bianco e nero ci aiutano a creare la sfera, le diversità, così come per i toni del colore.
Un colore acquista un valore positivo o negativo a seconda se unito al bianco o al nero. Rappresentiamoci tranquillamente il bianco e il nero come il bene e il male. Nella cultura cattolica il male è associato alla negatività, mentre noi lo dobbiamo osservare con una visuale più amplia, la forza negativa del nero è la forza contraria al bianco, al bene. Se il bianco è creazione il nero è distruzione, come nella creatività, nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma. Trovo la descrizione usata per lo Yin e lo Yang della cultura cinese più adatta per descrivere le loro funzioni.
Bianco-Yang: è la positività, l’aspetto maschile, il giorno. E’ luminosità assoluta, purezza.
Nero-Yin: è il principio negativo, l’aspetto femminile, la notte. Lo spazio infinito, la morte del colore. La negazione, intesa anche come assenza di vita. Il vuoto.
Tutti i colori con l’aggiunta del bianco diventano positivi e attivi, mentre con l’aggiunta del nero subiscono il movimento contrario, diventano passivi e negativi. Tranne i rossi nella rappresentazione di alcuni marroni.
Rappresentare l’intensità di un’emozione è direttamente proporzionata con l’intensità della saturazione.
“…non è sempre necessario che il vero prenda corpo; è già sufficiente che aleggi nei dintorni come spirito e provochi una sorta d’accordo come quando il suono delle campane si distende nell’atmosfera apportatore di pace,”
J.W. Goethe
L’argomento è estremamente vasto e complesso ed in questa sede non verranno approfonditi ulteriormente certi concetti rimandando gli approfondimenti specifici direttamente alle fonti a cui mi sono ispirato.
Max Lüscher- La persona a quattro colori-
Carl G. Jung- Tipi psicologici-
In questa maniera abbiamo a disposizione tutti gli elementi per poter usare il colore a 360°.
Saper osservare la propria persona, non solo nell’aspetto fisico, ma anche in quello mentale-emotivo, porta a ritrovare con facilità l’assonanza con ogni colore. Quando siamo tristi non indossiamo vestiti colorati, la nostra scelta cadrà verso tonalità più grigie, al contrario quando siamo euforici tendiamo a scegliere abiti estremamente colorati. Quando vogliamo che la nostra persona non passi inosservata vestiremo tonalità di rosso, tutto ciò a prescindere della nostra conoscenza sul colore. Tutto ciò ci aiuta istintivamente a fare delle scelte cromatiche, in funzione delle emozioni. Il colore è un linguaggio come il disegno o la scrittura che esiste a prescindere che voi ne conosciate le regole, come una lingua straniera, ne potete riconoscere il suono, ma non comprenderne il significato. Possiamo sviluppare questa lingua con un’attenzione introspettiva per non fermarci alla superficialità dell’osservazione.
L’uso del colore psicologico trova utilità
nell’ATTORE-nel TEATRO-nell’AZIONE.
Il colore usato come sostituto del sentimento, la capacità di ascoltare il silenzio interiore, della propria esistenza in balia delle emozioni, delle proprie pulsioni.
La funzione delle emozioni:
A- informare il soggetto delle emozioni degli altri
B- riconoscerle in se stesso
C- preparare l’azione adeguata
A: Una macchina arriva a tutta velocità verso di noi sbandando. Un pazzo? Una persona al volante che ha perso il
controllo?
B: 1-Paura, stato di immobilità, chiusura. Colori freddi. Atteggiamento introverso.
2-Rabbia, stato d’azione, fuga. Colori caldi. Atteggiamento estroverso.
C: 1-Chiudo gli occhi sperando al meglio.
2-Fuggo nella direzione contraria.
La motivazione crea l’emozione che muove all’azione che può essere attiva o passiva.
L’azione è una conseguenza della motivazione, è il personaggio che interagisce con l’ambiente cambiandolo con il proprio agire.
Il colore dell’oggetto può trasformarsi nel colore dell’emozione suscitando uno stato emotivo adeguato all’azione.
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
-Esercizio 1ª parte-
Ponetevi davanti ad un foglio bianco senza circondarvi di nessun riferimento fotografico e cercate di definire 3 colori campioni rappresentativi per ogni stagione. Inverno, primavera, estate e autunno. Cercate nella memoria e ricordate la sensazione di caldo e di freddo che vi provocano i cambiamenti di stagione. I colori possono variare da saturi a neutri, colori chiari o scuri.
-Esercizio 2ª parte-
Non continuare a leggere se non hai realizzato la prima parte, l’influenza di ciò che sto per scrivere ti toglierebbe la possibilità di scoprire le tue emozioni.
Disegna un’immagine con della natura e crea quattro variazioni rappresentative delle quattro stagioni. Inverno, primavera, estate e autunno. Ora utilizza i colori che avete trovato prima e applicali come preferite sull’immagine se avete bisogno di più tonalità, create delle scale cromatiche tra i colori campione.
Scoprirai la funzione del colore simbolico.
venerdì 1 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Dalla teoria alla pratica
Grazie a Luca che ci permette di vedere il passaggio dalla teoria alla pratica.
Dalla foto al bozzetto iniziale per trovare contrasti e colori dominanti per poi renderli propri, personali.
Dalla foto al bozzetto iniziale per trovare contrasti e colori dominanti per poi renderli propri, personali.
sabato 26 marzo 2011
DRAMMATIZZAZIONE
-LA MEMORIA-
Da quando apriamo gli occhi la mattina fino a quando non li richiudiamo, osserviamo la realtà. Forme, colori e azioni sono costantemente sotto i nostri occhi. Inconsciamente e consciamente memorizziamo parte di tutto ciò. La nostra memoria crea degli stereotipi per associare forme e colori simili. Se ci venisse chiesto di che colore è un prato ci verrebbe spontaneo rispondere VERDE, o il colore del mare, BLU. Associazioni spontanee che sono legate a ognuno di noi per luogo d’origine e bagaglio visivo. La nostra memoria è in continuo aggiornamento ogni volta che visitiamo un posto nuovo. Questa memoria sembra non ricordare però le variazioni di quel prato o del mare se non pensando ad un’azione o a un’emozione, il prato al tramonto o il mare in tempesta. In questo caso a seconda del grado di attenzione e memoria che ha ognuno di noi, si può arrivare ad associare più variazioni. Naturalmente risulta più difficile visualizzare qualcosa che non abbiamo mai osservato. La memoria come bagaglio visivo è un’ottimo aiuto, per creare atmosfere e situazioni cromatiche, ma per chi disegna o colora l’archivio fotografico è fondamentale. Soprattutto per chi è all’inizio in modo tale da avere la possibilità di osservare i colori di quei luoghi che non capita di visitare tutti i giorni, per avere un punto da cui partire. Oggigiorno internet permette di visualizzare centinaia di immagini in poco tempo, ma è consigliato incrementare questo archivio virtuale, con un archivio personale. Con una macchina fotografica digitale o tramite sketch dal vero. Questo lavoro ci permette di raccogliere, e poi identificare, quelle gamme cromatiche che sono più legate alla nostra personalità. Sono più rappresentative per noi. Ognuno predilige di più delle tonalità rispetto a delle altre e di conseguenza ne veniamo attratti ogniqualvolta le ritroviamo nella realtà. C’è chi preferisce il mare perché attratto dal blu e chi la montagna per il verde, anche se sicuramente non sarà questa preferenza a farci scegliere il luogo delle vacanze. Raccogliere immagini è utile per arrivare a capire quale parte del cerchio, e di conseguenza della sfera, conosciamo meglio e quale meno. Per arrivare a colorare in libertà non dobbiamo rinunciare a nessun colore per non escludere il rapporto duale tra i colori. Da oggi quando osserveremo qualcosa faremo distinzione tra il colore osservato, la variazione creata dalla luce e lo stato emotivo.
-L’OSSERVAZIONE-
Quando osserviamo una forma, e l’indichiamo come rossa o blu, in realtà, quello che identifichiamo con quel colore, non corrisponde con ciò che osserviamo realmente. Quello che vediamo sono le sue variazioni tra luce e ombra.
Per analizzare quello che definiamo il colore dell’oggetto, dobbiamo immaginarlo al di fuori di tutte le fonti luminose, tranne quella bianca. Negli altri casi la luce oltre a creare variazioni tonali di chiaro scuro, crea anche una variazione cromatica. Un esempio classico è il pantalone o la camicia nera osservata in negozio, ed una volta alla luce del sole appare blu scuro. E’ facile sbagliarsi sull’origine di un colore se non si riflette prima sul tipo di luce che lo illumina. Siamo costantemente circondati da luci colorate, da alterazioni cromatiche che influenzano le nostre scelte. I tubi fluorescenti nelle lunghezze d'onda dei rossi per restituire il colore della carne bello e vivo. Le luci calde delle birrerie per rendere il locale caldo e accogliente. Luci fredde per illuminare gli oggetti di design. Se osserviamo un’oggetto collocato in una zona illuminata dal sole nell’arco di una giornata, possiamo osservare come la percezione cromatica di quest’oggetto è in continuo cambiamento con l’avanzare dell’ora. Monet aveva osservato questo fenomeno soffermandosi a studiare le variazioni della luce sulla cattedrale di Rouen.
Come sappiamo la luce solare ci appare bianca solo quando è in prossimità dello zenith, altrimenti a causa della sua inclinazione rispetto alla terra si scalda e si raffredda allontanandosi dallo stesso.
Un espediente per risalire al colore dell’oggetto durante l’osservazione è quello di focalizzare lo sguardo sui valori estremi che troviamo nella zona di luce e d’ombra. Chiudiamo gli occhi, immaginiamo e visualizziamo il colore centrale tra i due e poi riaprendoli apparirà più chiaro il colore osservato.
Identificare il colore dell’oggetto è fondamentale per passare dalla teoria alla pratica. Se conosco il punto di partenza e il tipo di luce che lo sta illuminando risulterà più facile ricreare tecnicamente le tonalità osservate. In altro caso sarò vincolato alla ripresa fotografica percependo solo una quantità enorme di frammenti di colori.
-PROMEMORIA-
-Dall’osservazione otteniamo un campionario di tonalità cromatiche. Per comprenderle dobbiamo organizzarle per risalire all’estensione della scala acromatica.
-Dalla variazioni di chiaro scuro all’interno dell’immagine ottengo informazioni riguardo alla qualità della luce, inclinazione rispetto al piano e distanza dall’osservatore. Estensione della scala acromatica.
-Dalla quantità tra superfici in luce e superfici in ombra posso stabilire il peso dell’immagine. Quanta luce? Quanta ombra?
Questi punti ci servono come kit di sopravvivenza per trasformare quello che osserviamo o immaginiamo in quello che coloriamo.
-LA DRAMMATIZZAZIONE-
La drammatizzazione è l’espressione migliore per rappresentare una sensazione, vissuta o da far rivivere in chi osserva. Nel colore la drammatizzazione si può ottenere in tre modi principali.
-Il primo è quello di alterare il colore percepito, sostituendolo con colori espressivi. Mantenendo il valore tonale tra le parti. Se voglio colorare un sole blu, questo colore sarà il più luminoso nell’immagine.
-Il secondo è quello di intervenire con una luce dominante colorata adatta all’espressione che ho in mente di rappresentare. Un’immagine carica di una luce calda tendente al rosso, rappresenterà in maniera evidente un tramonto anche senza far vedere il sole che viene inghiottito dalle montagne.
-Il terzo è l’uso strategico del contrasto chiaro/scuro mantenendo il colore originale della forma. I film in B&N ci aiutano a comprendere le variazioni funzionali dell’ombra cambiando intensità e inclinazione.
La forma in ogni modo svolge sempre da corpo sostenitore per qualsiasi alterazione del colore, tranne nel caso della rappresentazione astratta dove la forma non è necessaria. In tutti gli altri casi è necessario studiare quello che è l’ordine naturale delle cose.
-LA PENOMBRA-
Nel caso dell’uso di luci colorate per aumentare la drammaticità di una scena, possiamo usare lo spazio della penombra per proiettare delle luci colorate, anche se non hanno una spiegazione logica, se non quella espressiva di suscitare uno stato emotivo.
Come abbiamo osservato, la penombra si colloca tra ombra propria e ombra riportata e solitamente ha il colore dell’oggetto ingrigito. Nel caso della drammatizzazione questa zona è usata per esprime il colore necessario per l'atmosfera. Nel cinema o nella fotografia si tende a valorizzarla proiettandoci luci secondarie colorate, spesso semplicemente calde o fredde per scaldare o raffreddare la scena. Basta osservare qualsiasi film per notare questo fenomeno.
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
-Esercizio Base-
Prendete una foto di un paesaggio, attaccatela il più lontano possibile dal vostro posto di lavoro, almeno 2,3 metri. Da questa distanza non vi sarà possibile soffermarvi sui dettagli e sarete costretti a osservare l’immagine nel suo insieme. Per i miopi basterà togliersi gli occhiali e osservare l’immagine, a questo punto sfuocata, e osservate quali sono i colori dominanti dell’immagine. Questi saranno i vostri colori di partenza, usateli per la vostra tavolozza. Non disegnate l’immagine che osservate, ma provate a “disegnare” direttamente con delle pennellate grossolane per riprodurre lo spazio occupato dalla forma, senza preoccuparvi dei dettagli. Ora intervenite con pennellate sempre più piccole per definire un po’ meglio la forma, rimanendo comunque con l’idea di realizzare un bozzetto, un promemoria su ciò che avete osservato. In un secondo momento invece, ridisegnate l’immagine fotografica e coloratela usando gli stessi contrasti di chiaro scuro che avete ottenuto dal vostro bozzetto, usando però dei colori nuovi per le forme, a vostro piacimento. Nella seconda fase dell’esercizio non sarà necessario osservare il riferimento fotografico, il vostro riferimento sarà il vostro bozzetto.
-Esercizio Avanzato-
Partite da un riferimento fotografico e alterate i colori mantenendo il contrasto chiaro scuro. Anche qui senza disegnare prima l’immagine, ma lavorando direttamente con i colori.
Chi è interessato a sperimentare le teorie affrontate e vuole inviare del materiale per un'analisi è ben accolto. Suggerimenti per una migliore stesura o chiarimenti su punti non compresi sono ben accetti. Ricordo che se lavorate in tradizionale, dovete scanerrizzare e controllare che la scansione sia simile all'originale e che il file non pesi possibilmente più di 2 MB.
inviate a: grifoweb@tin.it
Da quando apriamo gli occhi la mattina fino a quando non li richiudiamo, osserviamo la realtà. Forme, colori e azioni sono costantemente sotto i nostri occhi. Inconsciamente e consciamente memorizziamo parte di tutto ciò. La nostra memoria crea degli stereotipi per associare forme e colori simili. Se ci venisse chiesto di che colore è un prato ci verrebbe spontaneo rispondere VERDE, o il colore del mare, BLU. Associazioni spontanee che sono legate a ognuno di noi per luogo d’origine e bagaglio visivo. La nostra memoria è in continuo aggiornamento ogni volta che visitiamo un posto nuovo. Questa memoria sembra non ricordare però le variazioni di quel prato o del mare se non pensando ad un’azione o a un’emozione, il prato al tramonto o il mare in tempesta. In questo caso a seconda del grado di attenzione e memoria che ha ognuno di noi, si può arrivare ad associare più variazioni. Naturalmente risulta più difficile visualizzare qualcosa che non abbiamo mai osservato. La memoria come bagaglio visivo è un’ottimo aiuto, per creare atmosfere e situazioni cromatiche, ma per chi disegna o colora l’archivio fotografico è fondamentale. Soprattutto per chi è all’inizio in modo tale da avere la possibilità di osservare i colori di quei luoghi che non capita di visitare tutti i giorni, per avere un punto da cui partire. Oggigiorno internet permette di visualizzare centinaia di immagini in poco tempo, ma è consigliato incrementare questo archivio virtuale, con un archivio personale. Con una macchina fotografica digitale o tramite sketch dal vero. Questo lavoro ci permette di raccogliere, e poi identificare, quelle gamme cromatiche che sono più legate alla nostra personalità. Sono più rappresentative per noi. Ognuno predilige di più delle tonalità rispetto a delle altre e di conseguenza ne veniamo attratti ogniqualvolta le ritroviamo nella realtà. C’è chi preferisce il mare perché attratto dal blu e chi la montagna per il verde, anche se sicuramente non sarà questa preferenza a farci scegliere il luogo delle vacanze. Raccogliere immagini è utile per arrivare a capire quale parte del cerchio, e di conseguenza della sfera, conosciamo meglio e quale meno. Per arrivare a colorare in libertà non dobbiamo rinunciare a nessun colore per non escludere il rapporto duale tra i colori. Da oggi quando osserveremo qualcosa faremo distinzione tra il colore osservato, la variazione creata dalla luce e lo stato emotivo.
-L’OSSERVAZIONE-
Quando osserviamo una forma, e l’indichiamo come rossa o blu, in realtà, quello che identifichiamo con quel colore, non corrisponde con ciò che osserviamo realmente. Quello che vediamo sono le sue variazioni tra luce e ombra.
Per analizzare quello che definiamo il colore dell’oggetto, dobbiamo immaginarlo al di fuori di tutte le fonti luminose, tranne quella bianca. Negli altri casi la luce oltre a creare variazioni tonali di chiaro scuro, crea anche una variazione cromatica. Un esempio classico è il pantalone o la camicia nera osservata in negozio, ed una volta alla luce del sole appare blu scuro. E’ facile sbagliarsi sull’origine di un colore se non si riflette prima sul tipo di luce che lo illumina. Siamo costantemente circondati da luci colorate, da alterazioni cromatiche che influenzano le nostre scelte. I tubi fluorescenti nelle lunghezze d'onda dei rossi per restituire il colore della carne bello e vivo. Le luci calde delle birrerie per rendere il locale caldo e accogliente. Luci fredde per illuminare gli oggetti di design. Se osserviamo un’oggetto collocato in una zona illuminata dal sole nell’arco di una giornata, possiamo osservare come la percezione cromatica di quest’oggetto è in continuo cambiamento con l’avanzare dell’ora. Monet aveva osservato questo fenomeno soffermandosi a studiare le variazioni della luce sulla cattedrale di Rouen.
Come sappiamo la luce solare ci appare bianca solo quando è in prossimità dello zenith, altrimenti a causa della sua inclinazione rispetto alla terra si scalda e si raffredda allontanandosi dallo stesso.
Un espediente per risalire al colore dell’oggetto durante l’osservazione è quello di focalizzare lo sguardo sui valori estremi che troviamo nella zona di luce e d’ombra. Chiudiamo gli occhi, immaginiamo e visualizziamo il colore centrale tra i due e poi riaprendoli apparirà più chiaro il colore osservato.
Identificare il colore dell’oggetto è fondamentale per passare dalla teoria alla pratica. Se conosco il punto di partenza e il tipo di luce che lo sta illuminando risulterà più facile ricreare tecnicamente le tonalità osservate. In altro caso sarò vincolato alla ripresa fotografica percependo solo una quantità enorme di frammenti di colori.
-PROMEMORIA-
-Dall’osservazione otteniamo un campionario di tonalità cromatiche. Per comprenderle dobbiamo organizzarle per risalire all’estensione della scala acromatica.
-Dalla variazioni di chiaro scuro all’interno dell’immagine ottengo informazioni riguardo alla qualità della luce, inclinazione rispetto al piano e distanza dall’osservatore. Estensione della scala acromatica.
-Dalla quantità tra superfici in luce e superfici in ombra posso stabilire il peso dell’immagine. Quanta luce? Quanta ombra?
Questi punti ci servono come kit di sopravvivenza per trasformare quello che osserviamo o immaginiamo in quello che coloriamo.
-LA DRAMMATIZZAZIONE-
La drammatizzazione è l’espressione migliore per rappresentare una sensazione, vissuta o da far rivivere in chi osserva. Nel colore la drammatizzazione si può ottenere in tre modi principali.
-Il primo è quello di alterare il colore percepito, sostituendolo con colori espressivi. Mantenendo il valore tonale tra le parti. Se voglio colorare un sole blu, questo colore sarà il più luminoso nell’immagine.
-Il secondo è quello di intervenire con una luce dominante colorata adatta all’espressione che ho in mente di rappresentare. Un’immagine carica di una luce calda tendente al rosso, rappresenterà in maniera evidente un tramonto anche senza far vedere il sole che viene inghiottito dalle montagne.
-Il terzo è l’uso strategico del contrasto chiaro/scuro mantenendo il colore originale della forma. I film in B&N ci aiutano a comprendere le variazioni funzionali dell’ombra cambiando intensità e inclinazione.
La forma in ogni modo svolge sempre da corpo sostenitore per qualsiasi alterazione del colore, tranne nel caso della rappresentazione astratta dove la forma non è necessaria. In tutti gli altri casi è necessario studiare quello che è l’ordine naturale delle cose.
-LA PENOMBRA-
Nel caso dell’uso di luci colorate per aumentare la drammaticità di una scena, possiamo usare lo spazio della penombra per proiettare delle luci colorate, anche se non hanno una spiegazione logica, se non quella espressiva di suscitare uno stato emotivo.
Come abbiamo osservato, la penombra si colloca tra ombra propria e ombra riportata e solitamente ha il colore dell’oggetto ingrigito. Nel caso della drammatizzazione questa zona è usata per esprime il colore necessario per l'atmosfera. Nel cinema o nella fotografia si tende a valorizzarla proiettandoci luci secondarie colorate, spesso semplicemente calde o fredde per scaldare o raffreddare la scena. Basta osservare qualsiasi film per notare questo fenomeno.
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
-Esercizio Base-
Prendete una foto di un paesaggio, attaccatela il più lontano possibile dal vostro posto di lavoro, almeno 2,3 metri. Da questa distanza non vi sarà possibile soffermarvi sui dettagli e sarete costretti a osservare l’immagine nel suo insieme. Per i miopi basterà togliersi gli occhiali e osservare l’immagine, a questo punto sfuocata, e osservate quali sono i colori dominanti dell’immagine. Questi saranno i vostri colori di partenza, usateli per la vostra tavolozza. Non disegnate l’immagine che osservate, ma provate a “disegnare” direttamente con delle pennellate grossolane per riprodurre lo spazio occupato dalla forma, senza preoccuparvi dei dettagli. Ora intervenite con pennellate sempre più piccole per definire un po’ meglio la forma, rimanendo comunque con l’idea di realizzare un bozzetto, un promemoria su ciò che avete osservato. In un secondo momento invece, ridisegnate l’immagine fotografica e coloratela usando gli stessi contrasti di chiaro scuro che avete ottenuto dal vostro bozzetto, usando però dei colori nuovi per le forme, a vostro piacimento. Nella seconda fase dell’esercizio non sarà necessario osservare il riferimento fotografico, il vostro riferimento sarà il vostro bozzetto.
-Esercizio Avanzato-
Partite da un riferimento fotografico e alterate i colori mantenendo il contrasto chiaro scuro. Anche qui senza disegnare prima l’immagine, ma lavorando direttamente con i colori.
Chi è interessato a sperimentare le teorie affrontate e vuole inviare del materiale per un'analisi è ben accolto. Suggerimenti per una migliore stesura o chiarimenti su punti non compresi sono ben accetti. Ricordo che se lavorate in tradizionale, dovete scanerrizzare e controllare che la scansione sia simile all'originale e che il file non pesi possibilmente più di 2 MB.
inviate a: grifoweb@tin.it
venerdì 18 marzo 2011
SEGNO-FORMA-COLORE
-3 ELEMENTI-
Gli elementi narrativi visivi che osserviamo contemporaneamente o in parte in qualsiasi immagine sono il SEGNO, mezzo e conseguenza della forma, la FORMA stessa bidimensionale o tridimensionale che sia e il COLORE anch’esso conseguenza della forma. La predominanza visiva di uno o dell’altro elemento è una conseguenza diretta di chi opera, della tecnica, e dello stile narrativo.
-IL SEGNO-
Il segno in primo luogo indica una direzione
Il suo valore può variare solo con la ripetizione dello stesso
O nel momento in cui è usato per delimitare
In questi casi il segno diventa:
A –superficie piena (sovrapposizione di segni)
B –superficie vuota (delimitazione perimetrale)
Il segno divenuto superficie indica la sua posizione rispetto all’osservatore.
La gestione del SEGNO e delle SUPERFICI determinano lo sviluppo delle FORME.
Il segno è la matrice di qualunque forma la quale porta in se, nelle sue diverse manifestazioni il medesimo senso. La forma è il rivestimento del segno nelle sue infinite possibilità di variare.
-IL COLORE-
Il colore a differenza del segno in primo luogo indica una superficie
Il suo valore non varia con la ripetizione, ma cambia solo forma.
Con la variazione del tono o del colore ha la possibilità di indicare delle direzioni.
E’ essenziale riconoscere il valore del segno e del colore per farli interagire nella descrizione delle forme. Non è possibile descrivere tutto con il segno così come non è possibile definire tutto con il colore. Per definizione disegnare e colorare sono considerati come momenti diversi di un processo lavorativo, ma pochi riconoscono lo stretto legame diviso esclusivamente dagli strumenti usati. Ricordiamoci che segno e colore interagiscono come una coppia complementare in funzione della forma, baricentro tra i due opposti. Per disegnare, siamo abituati a usare strumenti lineari come la matita, la penna, il penarello etc…tutti strumenti lineari, che permettono di tracciare linee e non superfici. Ci abituiamo a concepire tutto tramite linee. A differenza del pennello, che in primo luogo, viene usato per stendere delle campiture, delle superfici, spaesando chi lo usa non ritrovando un segno netto e regolare. Il processo è inverso, con la linea arrivo alla superficie, mentre con il colore arrivo alla linea. Bisogna abituarsi a leggere la linea di perimetro delle pennellate per ritrovare i confini delle superfici create solitamente dalla linea nera. Ricordandoci di identificare il colore come superficie e il segno come direzione.
Solo in un secondo tempo e con l’esperienza si arriva ad usare il pennello anche per tracciare delle linnee. Con l’avvento di Photoshop e della penna ottica questa differenza percettiva si sta perdendo. Si usa uno strumento rigido per eseguire pennellate morbide. La sensibilità della mano percepisce solo in parte la pressione e le inclinazioni che può svolgere sul pennello. Rimanendo subordinato alle funzioni dello strumento che definisce molti parametri preimpostati. La similitudine di molti artisti che lavorano esclusivamente in digitale è derivato in parte da questo, non esiste più un rapporto tra strumento e artista, ma è tutto preconfezionato con poca possibilità di creare la diversità. Chiunque voglia comprendere a pieno il colore non può non tornare a sperimentare le tecniche tradizionali.
Lo strumento del colore scorre sulle superfici seguendo le linee di perimetro e indica delle direzioni variando di tono o saturazione.
E’ per questo che il colore può essere il terzo elemento di una triade SEGNO-FORMA-COLORE o il primo, COLORE-FORMA-SEGNO. La variante è creata dall’artista che fa prevalere nel fumetto come nell’illustrazione o la pittura, il segno rispetto al colore e viceversa.
Il colore come il segno è indispensabile per identificare e differenziare le variabili visive.
-CENNI STORICI-
In origine il fumetto era in B&N anche se i primi colori s’intravedono con il camicione di Yellow kid, il fumetto in generale era stampato in B&N. Solo intorno agli anni ’20 si iniziò a stampare regolarmente fumetti a colori. In questo periodo il colore era un elemento decorativo, che non aggiungeva o toglieva particolare significato narrativo al fumetto.
Un’altra decisiva svolta avvenne intorno agli anni ’70, grazie alla possibilità espressiva ricercata da autori come Moebius, Bilal, Druillet, Corben etc… il colore ha avuto uno sviluppo sostanziale, da decorativo passò ad essere espressivo creando atmosfere ed effetti speciali finora insoliti.
Il colore non è più una semplice stesura piatta con funzione di far apparire il prodotto “colorato”, ma interagisce con la narrazione portando nuovi valori comunicativi. Si inizia ad introdurre l’atmosfera, il variare della luce, non più semplicemente giorno notte, creato dal bianco e nero, ma situazioni precise dettate dalla luce colorata oltre che dal colore per evidenziare lo stato emotivo del personaggio o della sequenza. Introducendo nuove forme espressive sostituendo il nero della china con la leggerezza della sfumatura. Con l’evoluzione delle tecniche di stampa, e la nascita del programma Photoshop, alla fine degli anni ’80, colorare assume una nuova veste. Inizialmente sostituisce il vecchio sistema per la colorazione a tinte piatte eseguite fino ad allora sul retro della tavola o su una copia in cyan o grigio. In seguito per essere usato come una nuova e propria tecnica di colorazione. Oggigiorno troviamo una concentrazione di fumetti colorati a Photoshop o Painter, con una grande libertà espressiva riguardo all’uso del segno nero di china che arrivare ad essere sostituito dalla matita, per valorizzare la morbidezza del segno. Cercando di simulare tutte le tecniche pittoriche e illustrative tradizionali. Oggi le due scuole di pensiero che possiamo trovare sono due, quella della colorazione digitale, a tinte piatte come si usava una volta o pittorica illustrativa, e la colorazione definita couleur direct, colorazione diretta sull’originale con tecniche tradizionali.
All artwork and text is copyrighted by SPECA SILVIO, unless otherwise attributed to the respective copyright owner. it is illegal to publish, print or use in any other manner any such artwork or text without the written permission by the artist or copyright owners.
Gli elementi narrativi visivi che osserviamo contemporaneamente o in parte in qualsiasi immagine sono il SEGNO, mezzo e conseguenza della forma, la FORMA stessa bidimensionale o tridimensionale che sia e il COLORE anch’esso conseguenza della forma. La predominanza visiva di uno o dell’altro elemento è una conseguenza diretta di chi opera, della tecnica, e dello stile narrativo.
-IL SEGNO-
Il segno in primo luogo indica una direzione
Il suo valore può variare solo con la ripetizione dello stesso
O nel momento in cui è usato per delimitare
In questi casi il segno diventa:
A –superficie piena (sovrapposizione di segni)
B –superficie vuota (delimitazione perimetrale)
Il segno divenuto superficie indica la sua posizione rispetto all’osservatore.
La gestione del SEGNO e delle SUPERFICI determinano lo sviluppo delle FORME.
Il segno è la matrice di qualunque forma la quale porta in se, nelle sue diverse manifestazioni il medesimo senso. La forma è il rivestimento del segno nelle sue infinite possibilità di variare.
-IL COLORE-
Il colore a differenza del segno in primo luogo indica una superficie
Il suo valore non varia con la ripetizione, ma cambia solo forma.
Con la variazione del tono o del colore ha la possibilità di indicare delle direzioni.
E’ essenziale riconoscere il valore del segno e del colore per farli interagire nella descrizione delle forme. Non è possibile descrivere tutto con il segno così come non è possibile definire tutto con il colore. Per definizione disegnare e colorare sono considerati come momenti diversi di un processo lavorativo, ma pochi riconoscono lo stretto legame diviso esclusivamente dagli strumenti usati. Ricordiamoci che segno e colore interagiscono come una coppia complementare in funzione della forma, baricentro tra i due opposti. Per disegnare, siamo abituati a usare strumenti lineari come la matita, la penna, il penarello etc…tutti strumenti lineari, che permettono di tracciare linee e non superfici. Ci abituiamo a concepire tutto tramite linee. A differenza del pennello, che in primo luogo, viene usato per stendere delle campiture, delle superfici, spaesando chi lo usa non ritrovando un segno netto e regolare. Il processo è inverso, con la linea arrivo alla superficie, mentre con il colore arrivo alla linea. Bisogna abituarsi a leggere la linea di perimetro delle pennellate per ritrovare i confini delle superfici create solitamente dalla linea nera. Ricordandoci di identificare il colore come superficie e il segno come direzione.
Solo in un secondo tempo e con l’esperienza si arriva ad usare il pennello anche per tracciare delle linnee. Con l’avvento di Photoshop e della penna ottica questa differenza percettiva si sta perdendo. Si usa uno strumento rigido per eseguire pennellate morbide. La sensibilità della mano percepisce solo in parte la pressione e le inclinazioni che può svolgere sul pennello. Rimanendo subordinato alle funzioni dello strumento che definisce molti parametri preimpostati. La similitudine di molti artisti che lavorano esclusivamente in digitale è derivato in parte da questo, non esiste più un rapporto tra strumento e artista, ma è tutto preconfezionato con poca possibilità di creare la diversità. Chiunque voglia comprendere a pieno il colore non può non tornare a sperimentare le tecniche tradizionali.
Lo strumento del colore scorre sulle superfici seguendo le linee di perimetro e indica delle direzioni variando di tono o saturazione.
E’ per questo che il colore può essere il terzo elemento di una triade SEGNO-FORMA-COLORE o il primo, COLORE-FORMA-SEGNO. La variante è creata dall’artista che fa prevalere nel fumetto come nell’illustrazione o la pittura, il segno rispetto al colore e viceversa.
Il colore come il segno è indispensabile per identificare e differenziare le variabili visive.
-CENNI STORICI-
In origine il fumetto era in B&N anche se i primi colori s’intravedono con il camicione di Yellow kid, il fumetto in generale era stampato in B&N. Solo intorno agli anni ’20 si iniziò a stampare regolarmente fumetti a colori. In questo periodo il colore era un elemento decorativo, che non aggiungeva o toglieva particolare significato narrativo al fumetto.
Un’altra decisiva svolta avvenne intorno agli anni ’70, grazie alla possibilità espressiva ricercata da autori come Moebius, Bilal, Druillet, Corben etc… il colore ha avuto uno sviluppo sostanziale, da decorativo passò ad essere espressivo creando atmosfere ed effetti speciali finora insoliti.
Il colore non è più una semplice stesura piatta con funzione di far apparire il prodotto “colorato”, ma interagisce con la narrazione portando nuovi valori comunicativi. Si inizia ad introdurre l’atmosfera, il variare della luce, non più semplicemente giorno notte, creato dal bianco e nero, ma situazioni precise dettate dalla luce colorata oltre che dal colore per evidenziare lo stato emotivo del personaggio o della sequenza. Introducendo nuove forme espressive sostituendo il nero della china con la leggerezza della sfumatura. Con l’evoluzione delle tecniche di stampa, e la nascita del programma Photoshop, alla fine degli anni ’80, colorare assume una nuova veste. Inizialmente sostituisce il vecchio sistema per la colorazione a tinte piatte eseguite fino ad allora sul retro della tavola o su una copia in cyan o grigio. In seguito per essere usato come una nuova e propria tecnica di colorazione. Oggigiorno troviamo una concentrazione di fumetti colorati a Photoshop o Painter, con una grande libertà espressiva riguardo all’uso del segno nero di china che arrivare ad essere sostituito dalla matita, per valorizzare la morbidezza del segno. Cercando di simulare tutte le tecniche pittoriche e illustrative tradizionali. Oggi le due scuole di pensiero che possiamo trovare sono due, quella della colorazione digitale, a tinte piatte come si usava una volta o pittorica illustrativa, e la colorazione definita couleur direct, colorazione diretta sull’originale con tecniche tradizionali.
All artwork and text is copyrighted by SPECA SILVIO, unless otherwise attributed to the respective copyright owner. it is illegal to publish, print or use in any other manner any such artwork or text without the written permission by the artist or copyright owners.
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